Il viaggio migratorio di un clandestino che dall’Afghanistan parte per raggiungere il porto di Calais e arrivare in Inghilterra è la traccia sulla quale il coreografo di origine algerina Ali Salmi ha ideato con il suo collettivo d’artisti Osmosis Transit. Uno spettacolo nato anche sulla scorta delle fotografie di Ad van Denderen, un titolo fuori dagli schemi a partire dall’ambientazione: un camion a doppio rimorchio che fa da scenario al lavoro, ma che anche diventa schermo di proiezione per i molti film che accompagnano la performance. Si tratta di uno spettacolo nel quale la partitura musicale si lega all’improvvisazione vocale di origine maghrebina/mediorientale con Rachid Zaïdi e nel quale finzione teatrale e passione documentarista si intrecciano in un amalgama espressivo. Lo si vede anche dai film, che alternano la presa diretta della danza che avviene nei diversi spazi del camion a girati in esterno, deserti, città, macchine che corrono, tramonti sul mare. Una danza acrobatica e coinvolgente, concepita come “il futuro delle arti di strada”.
Ali Salmi ha fondato a Nancy il collettivo Osmosis nel 1993. Nato in Francia da una famiglia algerina, è arrivato alla danza tardi, con studi di architettura alle spalle. Scoperta la danza, ha studiato per un breve periodo alla scuola di Marcel Marceau, passando al buto con Min Tanaka e infine ballando per cinque anni nella compagnia Ultima Vez di Wim Vandekeybus, un’esperienza quest’ultima che si sente respirare sottotraccia nello stile della danza fortemente fisica e emozionale dell’artista franco-algerino. Con Osmosis, definito dallo stesso coreografo Physical Dance Theatre/ Imaginaire Urbain, Ali Salmi si è prefisso di esplorare il nomadismo e la memoria dell’altro attraverso la propria cultura e l’immaginario del mondo arabo. Contemporaneamente ha collaborato con la compagnia di Michel Noiret, spingendo la ricerca anche sul fronte del video, come anche rivela Transit.
www.osmosiscie.com