A Benguer (l’altrove) è forse uno degli spettacoli del Festival che più getta luce, attraverso la danza e la musica, su alcune problematiche politiche e sociali del nostro tempo. A firmarlo nel 2006 è Serge-Aimé Coulibaly, danzatore, attore e musicista originario del Burkina Fasoche dopo aver lavorato in patria nella compagnia Feeren per otto anni ed aver danzato in Europa in più gruppi tra cui Les Ballets C. de la B. di Alain Platel, è tornato in patria per realizzare un progetto che parla della sua gente. Sotto la sigla Faso Danse Théâtre, Serge-Aimé Coulibaly insieme a un gruppo di danzatori, cantanti e musicisti, affronta la realtà della gioventù africana nel rapporto utopico e spesso drammatico con l’Europa, l’Occidente chiamato “l’altrove”, A Benguer, espressione che nell’Africa occidentale si traduce con “l’altra parte” e che rimanda per associazione al nostro continente.
Spettacolo apprezzato pubblicamente da Alain Platel che in parte lo ha sostenuto, A Benguer parla di immigrazione, della realtà politica del Burkina Faso, della speranza in un futuro migliore al prezzo dell’esilio, ma anche della difficoltà di cominciare una nuova vita in Occidente. Lo fa con una scena a più ambienti e con una danza di poetica e potente fisicità che crea un corpo a corpo con la musica, le voci, il canto. Una mistura nella quale il rap trova nuova eco nell’utilizzo di strumenti tradizionali africani come la kora, il calabasse e l’arco a bocca. Una visione nella quale si respira la rabbia e la delusione di certa miseria urbana, ma anche un’energia di rivalsa ed esigenza di cambiamento. Il tutto abbinato a una mano compositiva che viene da un continente sempre più propositivo anche sotto il profilo artistico.
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