Oriente Occidente

ORIENTE OCCIDENTE 2016
30 agosto - 11 settembre


CORPI E CONFINI

Corpo che riempie lo spazio. Corpo che riflette il suo tempo, lo spaesamento intimo e collettivo, i processi di migrazione, le eterne lotte di cultura e credenze, lo sradicamento della globalizzazione. Corpo che nel suo mutare di localizzazione crea nuovi territori e sempre nuovi confini: geografici, culturali, politici, simbolici.
Con il titolo Corpi e confini Oriente Occidente 2016 prosegue la sua storia di connessione tra arte coreutica e fenomeni sociali. Curioso, va alla ricerca di nuove storie che prendono forma e vita in terre remote o negli interstizi del quotidiano, nell’incontro con l’altro o con la narrativa atemporale di Shakespeare e del Tasso, le vicissitudini di Pablo Picasso e le criticità dei sobborghi afroamericani di Pittsburgh e dei ghetti di Johannesburg.
Attraversare gli spettacoli dell’edizione 2016 significa affrontare un viaggio di conoscenza nei confronti della vita, la sua finitezza, la sua genesi.
Apre la manifestazione uno degli artisti contemporanei più significativi ed eclettici: Jan Fabre. In Attends, attends, attends… (pour mon père) affronta il confine terreno per eccellenza, la morte, evocata nella condizione dell’attesa che rende più intensa la vita. A ruota diverse Compagnie di rilevanza internazionale provenienti da Oriente e Occidente e quattro autori italiani emergenti promossi dal progetto CID Cantieri volto al sostegno delle nuove generazioni.
Varcando i confini geografici si incontreranno i corpi liberi, che sprigionano emozioni universalmente riconosciute, messi in azione da Ohad Naharin per la sua Batsheva Dance Company. E i corpi in cerca di affermazione sociale che Jessica Nupen racconta in Romeo & Juliet / Rebellion & Johannesburg con Moving Into Dance Mophatong e che l’americano Kyle Abraham tratteggia in Pavement, potente affresco della vita di strada consumata tra gang rivali e solidarietà nei ghetti afroamericani di Pittsburgh. Sempre di danza di strada, di hip hop che varca i confini virtuosistici del singolo per entrare in sintonia con la collettività, si parla in OPUS 14, successo planetario di Kader Attou.
Roberto Zappalà cerca la ‘sua’ Sicilia negli strumenti tipici della tradizione ridefinendone i confini geografici nei corpi maschili agitati dal suono dello scacciapensieri. Emio Greco, artista più volte ospitato a Oriente Occidente, torna ora da direttore del Ballet National de Marseille per interpretare un dittico in cui i confini del corpo si perdono nella corrispondenza con l’altro (Two) e con la musica (Boléro).
Maestra indiscussa del butoh al femminile e artista fedele del nostro Festival, Carlotta Ikeda è recentemente scomparsa. Non il suo lavoro artistico che varca i confini temporali per riproporsi nel corpo di una giovane danzatrice della sua Compagnia Ariadone. Con Maï Ishiwata rinasce UTT, un ritratto senza tempo dei diversi momenti della vita di una donna, di tutte le donne le mondo.
Persi i confini del luogo fisico del teatro, la danza va nelle strade, sulle facciate dei palazzi, nella piazza e nelle sale del Mart. Quattro progetti site specific sono inseriti nel programma: la novità assoluta, realizzata in stretta collaborazione con il Mart, di Luca Veggetti danzatore e coreografo italiano da anni naturalizzato negli States, che riattiverà con Scenario le connessioni e i confini tra danza contemporanea e arti visive negli spazi del museo. E ancora la danza acrobatica e mozzafiato degli inglesi di NoFit State / Motionhouse pronta a giocare sulla superficie e negli interstizi di un ammasso di blocchi di pietra, la sfida alla gravità di Antoine Le Menestrel nei panni di un novello Romeo deciso a cercare la sua Giulietta sulle facciate dei palazzi del centro storico, l’omaggio tra danza e recitazione che Marcos Morau fa nella piazza del Mart a uno dei più grandi artisti di tutti i tempi: Pablo Picasso.


Il Presidente
Paolo Baldessari

I direttori artistici
Lanfranco Cis e Paolo Manfrini